Se esiste un posto dove l’aperitivo ha una data di nascita, è questo. Nel 1867 Gaspare Campari apre il Caffè Campari all’angolo della Galleria Vittorio Emanuele II, proprio mentre l’edificio viene inaugurato; nello stesso anno nasce Davide Campari, il primo milanese venuto al mondo in Galleria. Nel 1915 Davide apre il Camparino, il «fratellino» del caffè, e da allora è la culla del rito dell’aperitivo in città.
Gli interni sono un manifesto del Liberty milanese: arredi di Eugenio Quarti, ferri battuti di Alessandro Mazzucotelli e il mosaico del Bar di Passo, opera di Angelo d’Andrea. Un impianto originale porta ancora la soda dalle cantine al bancone. Dopo la ricostruzione postbellica e la lunga gestione della famiglia Miani, il locale ha ritrovato nel 2019 la sua veste di «nuovo Camparino», che si definisce un tempio della mixology.
Il Bar di Passo è il Camparino di sempre: colazione, pranzo, aperitivo e cena, in piedi al bancone o al tavolino. Qui si ordinano i grandi classici: il Campari Seltz, servito dal 1915 con una parte di Campari e tre di seltz, il Garibaldi con succo d’arancia montato, il Negroni, l’Americano. La Sala Spiritello, più contemporanea, propone invece una carta di cocktail con abbinamenti gastronomici: il Compadre con mezcal e chinotto, l’Ora del Bitter, un Negroni distillato con riduzione speziata, la Bitter Paloma.