Al Garghet
Nel verde del Gratosoglio, in un edificio del Duecento, più di dieci sale tra campagna inglese e Francia bohémienne: «la terra di mezzo» di Milano
«Garghet», in milanese, è il gracidare delle rane, ed è la rana il simbolo di questo locale che in città chiamano «la terra di mezzo», con un omaggio a Tolkien. Dal 1991 è la casa di Emanuela Cipolla, in un edificio del XIII secolo nell’antico Gratum Solium, oggi Gratosoglio. In cucina c’è l’executive chef Luca Mauri.
Un luogo fatto di tante stanze
Le sale e gli spazi all’aperto sono più di dieci, ognuno con un nome e un carattere: la Sala Piano, il Chiosco, la Sala Musica, il Terrazzo, i Sassi, il Capanno, il Prato, il Bosco, gli Aceri, i Gelsomini. Lo stile è quello della campagna inglese e della Francia bohémienne, con tovaglie scozzesi in inverno e provenzali in estate. Da inizio novembre a fine gennaio tutto il locale si veste di Natale: è il momento giusto per scoprirlo.
Cosa ordinare
Il menu, scritto a mano, parla milanese: la Cutelèta del Garghet, lonza a orecchio di elefante con pomodoro; la Cutelèta a la Milanesa, vitello con l’osso cotto al burro, su prenotazione; i mondeghili; il rognone trifolato al marsala con purè; l’ossobuco in gremolada con risotto Carnaroli allo zafferano.
Da sapere prima di andare
- Dove: via Selvanesco 36, Milano
- Quando: da martedì a domenica a cena, sabato e domenica anche a pranzo; a dicembre aperto anche il lunedì a cena
- Chiusura: dal 24 dicembre al 1° gennaio
- Prenotazioni: 02 534698 o online dal sito, non via mail o social
- Gruppi: massimo 8 persone nel weekend, 16 da martedì a giovedì
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